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IL PROGRAMMA

 Todo cambia. Sta succedendo qualcosa nel mondo

in Nord Africa, Spagna, Grecia, Medio Oriente, Israele, Inghilterra, dove ampie fasce di popolazione avvertono tragicamente la loro precarietà. La collera dei popoli si sta manifestando (la crescita della povertà, Marx; la collera dei popoli ci seppellirà, Paolo VI Populorum Pregressio, la collera dei poveri, Mons. Brigantini) In Italia vi sono state lotte emblematiche: gli operai della Fiat e non solo; gli studenti; i precari della scuola, della ricerca, del lavoro, della vita; le donne (Se non ora quando).

I Referendum sui beni comuni, sull’eguaglianza dei diritti hanno segnato uno spartiacque.

La disuguaglianza, la corruzione, la prepotenza del potere non sono più accettate.

Il modello del capitalismo finanziario, del neoliberismo, dell’ingiustizia teorizzata viene sempre piu’ rifiutato.

Il supercapitalismo ha creato una crisi di civiltà attraverso un vero mutamento dell’apparato istintuale dell’uomo.

L’uomo economico, un modello diventato carne e ossa (L. Gallino), ha acquisito una veste totalitaria, è diventato un problema antropologico.

Il finanzcapitalismo ha una sua razionalità strumentale, ma non ha alcuna razionalità oggettiva, di lungo termine.

Estrae valore dal lavoro, rendendo i lavoratori precari ed in gran numero poveri (working poor).

Estrae valore dalla natura: la creazione temporanea di ricchezza finanziaria distrugge sistematicamente la ricchezza ecologica del pianeta.

Crea insicurezza e degrado civile, aumentando a dismisura le disuguaglianze.

Eppure in questa fase di crisi le oligarchie, che governano il mondo (un intreccio interscambiabile di alta finanza e politica), cercano di imporci le stesse ricette che hanno condotto alla crisi delle bolle speculative del 2008, alla successiva recessione e all’attuale crisi dei bilanci nazionali (crisi a W) senza apportare alcun sostegno alle economie dei Paesi interessati, anzi ponendo le condizioni per una lunga recessione. Il Piano economico del Governo, dettato dalla BCE, dai mercati e dai Governi europei di destra, obbedisce unicamente a questa logica e a questi poteri, determinando ulteriori insostenibili elementi di iniquità sociale e di deterioramento ambientale e non risolvendo, per manifesta incapacità propria, nemmeno i problemi del sostegno all’economia vera del Paese.

Non sappiamo quale sarà l’esito di questa crisi epocale, le soluzioni sono difficili, ma non possono essere quelle consuete di una crescita indistinta e quindi quella del modello unico, del pensiero unico, come ideologia dominante (il Neoliberismo come falsa interpretazione della realtà).

L’Amministratore locale che non ha presente questo quadro nella sua attivita’ quotidiana e non opera per il cambiamento concorre a questo esito tragico o per insipienza o per una mera utilita’ immediata.

L’EQUITA’ è la base di ogni cambiamento. Negli ultimi 30 anni le disuguaglianze sono cresciute a dismisura (Grasso, Ricchezza e povertà dall’Unità d’Italia). Ciò che è importante invece nei Paesi sviluppati ai fini del Ben-Essere non è l’aumento del reddito, ma la riduzione del gradiente di reddito fra le fasce sociali (Wilkinson-Picket, La misura dell’anima). Di qui dipendono la salute, la sicurezza, la ricchezza sociale.

L’attacco alle risorse del pianeta non è più accettabile, così come la crescita infinita che la determina. Bruciamo un terzo di più delle riserve disponibili di energia, di territorio, di cibo. L’impronta ecologica, la biocapacità media mondiale è di 1,78 ht/pc.: l’abbiamo superata!!! Ci rimangono 10-20 anni sempre che non intervenga l’incidente catastrofico (es. scioglimento del permafrost siberiano, J. Rifkin) Ma per una politica verde, ecologica occorre più uguaglianza o almeno più equità

Occorre e viene richiesto un nuovo protagonismo dei cittadini. Non bastano i leader carismatici: occorrono programmi innovativi e un grande coinvolgimento dei cittadini

Occorre e viene richiesta una nuova concezione centrata sul concetto de I Beni Comuni (acqua, cibo, energia, salute, educazione, beni culturali), a cui tutti hanno diritto e che devono essere gestiti senza criteri di profitto e avvalendosi della partecipazione dei cittadinii. Il territorio in cui viviamo è di tutti.

 Todo cambia. Cuneo non è Milano (e tantomeno Napoli)

 C’è un’altra Amministrazione, di centro-sinistra (che riteniamo opportuno riconfermare), un Sindaco popolare, ma in scadenza di mandato; alcune cose sono state fatte sulle tematiche ambientali, sulla mobilità, sull’immigrazione, sul welfare. Ma è indubbio che occorrono elementi di innovazione nel progetto di citta’ e negli strumenti per realizzarla, per dare appunto una risposta al passaggio di civilta’ che è in atto.

NOI vogliamo che le Primarie di coalizione servano a sottolineare e diffondere gli elementi di innovazione, che riteniamo necessari, nell’interesse stesso del centro-sinistra

Vogliamo costruire, vincere “insieme”, non contro. (Poi il Sindaco ha spaccato la coalizione)

Costruire con la gente il programma, sulla base di questo formare una lista di cittadinanza (la Costituente dei Beni Comuni, formata da esuli e federazione della sinistra è un primo abbozzo) cui ognuno dia qualcosa, ma non pretenda nulla, in cui protagonisti siano i cittadini, in cui anche la scelta delle candidate e dei candidati, dello stesso candidato Sindaco sia partecipata. Non crediamo solo nel carisma dei candidati, ma nella competenza e nella dedizione di tutti, NELLA “Cittadinanza Attiva”. Questo è il messaggio che ci hanno lasciato gli avvenimenti degli ultimi mesi-

Ma quali devono essere gli elementi di innovazione, che riteniamo indispensabili per il progresso della città?

Nell’ispirazione generale di fondo noi vorremmo costruire la “Città Relazionale”, del Ben-Essere ambientale e sociale, della tutela del patrimonio storico e urbano, della promozione delle competenze esercitate democraticamente, dell’interazione etnica, dell’integrazione col Comprensorio montano e con i territori confinanti. E questo nel solco degli ideali di fedeltà alla Lotta di liberazione, dei principi ispiratori della Costituzione, del rispetto dei diritti di tutti.

In questo contesto vogliamo evidenziare un primo gruppo di questioni fondamentali, che rispondono a esigenze, non più eludibili, di rinnovamento.

1. VOGLIAMO UN COMUNE CHE, IN COERENZA CON LA PREMESSA, COSTRUISCA UN PROGETTO CULTURALE PARTECIPATO, RIVOLTO A REALIZZARE LA “CITTA’ DELLE RELAZIONI”, DEL RISPETTO DEL PAESAGGIO E DELL’AMBIENTE, DELL’ENERGIA PULITA, DELLE COMPETENZE INNOVATIVE. UN PROGETTO CULTURALE IN GRADO DI RISPONDERE ALLE ESIGENZE DIVERSIFICATE DELLA SOCIETA’ CUNEESE.

Un progetto culturale vive soprattutto su un’idea di città, in grado di diffondere in maniera pervasiva in tutti gli ambiti i concetti portanti di tale proposta.

2. VOGLIAMO UN COMUNE GARANTE DEI DIRITTI DI TUTTI, senza distinzione fra CONVINZIONI POLITICHE, fedi RELIGIOSE, condizioni sociali e di genere, ORIENTAMENTI SESSUALi, apprtenenze etniche.

Temi nuovi si affacciano a livello della convivenza cittadina, ad esempio la necessità di passare da un concetto di integrazione ad una visione di inter-azione etnica, la nuova cultura delle differenze positive di genere, di pensiero, di comportamenti, che costituiscono un arricchimento per la città.

3. VOGLIAMO LA TRASPARENZA NELLE NOMINE AD INCARICHI PUBBLICI, NEL RISPETTO DELLE COMPETENZE, MA ANCHE DEL RAPPORTO COSTANTE E CHIARO CON L’OPINIONE PUBBLICA. DEVONO ESSERE SUPERATI I PRIVILEGI DI GENERE.

Le civiltà complesse richiedono sempre di più una democrazia cognitiva (E. Morin), fatta di competenze molto diversificate, che consentano tuttavia di superare concezioni gestionali puramente tecnocratiche e realizzino la partecipazione attiva dei cittadini.

4. VOGLIAMO UN COMUNE CHE PROMUOVA L’EQUILIBRIO AMBIENTALE ED IL RISPETTO DEL TERRITORIO E QUINDI UNA RIVISITAZIONE DELLE PREVISIONI DEL PRG E DELLE GRANDI INFRASTRUTTURE ED UN PIANO DEL TRAFFICO RIVOLTO AD UN USO PREVALENTE DEL TRASPORTO PUBBLICO E DI MEZZI NON INQUINANTI.

Le previsioni del Progetto Preliminare al PRG, scritto nel 2002, ipotizzavano la costruzione di 16.000 stanze, pari a 400 alloggi anno per dieci anni , per una superficie pari a 400 campi da calcio e con un valore economico stimabile in 2150 milioni di Euro (in allora). In fase di approvazione definitiva (Marzo 2007) tali previsioni sono state leggermente ridimensionate, portando la capacità edificatoria a circa 14.000 stanze (Min 12759-Max 15217) pari a 340 alloggi/anno per 10 anni. Al di là di considerazioni imprescindibili sul consumo di territorio, è evidente che, alla luce dell’attuale situazione economica, sia necessaria un’attenta riflessione sulla sostenibilità di interventi di questa portata. In tema poi di accessibilità agli atti è sicuramente necessaria l’istituzione di un URBAN CENTER, sull’esempio di Torino e di Genova, che metta a disposizione dei cittadini tutta la documentazione e tolga ogni sospetto di discrezionalità nelle decisioni.

5. VOGLIAMO UN COMUNE CHE RISPETTI I RISULTATI DEI REFERENDUM SULL’ACQUA

Con il suo voto, il popolo italiano ha rivendicato la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, la sua gestione partecipativa e la difesa dei beni comuni.Una necessità di riappropriazione sociale contro un mercato pervasivo che ha assoggettato l’intera vita delle persone alla valorizzazione finanziaria, relegandola nell’universo della frammentazione sociale e della solitudine competitiva, M.Bersani”.

Su altre importanti questioni dovranno prevalere elementi di continuità:

6. VOGLIAMO UN COMUNE CHE DIFENDA IL WELFARE, UNA NUOVA CONCEZIONE DELLA SALUTE E L’ISTRUZIONE PUBBLICA, I DIRITTI DELLE CATEGORIE PIU’ DEBOLI

7. VOGLIAMO UN COMUNE CHE CREI LE CONDIZIONI PER UN LAVORO NON PRECARIO IN PARTICOLARE PER I GIOVANI

8. VOGLIAMO UN COMUNE CHE FAVORISCA L’EQUITA’ FISCALE E LA LOTTA ALL’EVASIONE E QUINDI IL REPERIMENTO DELLE RISORSE PER TUTELARE I BENI COMUNI

9. VOGLIAMO UN COMUNE ACCOGLIENTE, CHE FAVORISCA L’INTER-AZIONE FRA LE ETNIE

10. VOGLIAMO UN COMUNE CHE SI DOTI DI UN ASSESSORATO AI BENI COMUNI E PER LA DEMOCRAZIA PARTECIPATA